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Chi sono

Due donne, due generazioni, la stessa decisione.

Questa è la versione lunga. Se sei arrivata qui vuol dire che eri curiosa, quindi te la racconto per intero: come si arriva da una città russa a meno quaranta gradi a una scrivania a Dubai, passando per la Sardegna.

Sono nata a Perm, in Russia, ai piedi degli Urali. Un posto, per capirci, dove d'inverno si arriva a meno quaranta gradi, e non è un modo di dire.

A sei anni mi ammalavo in continuazione. Bronchiti una dietro l'altra, per mesi interi. Il medico diceva sempre le stesse cose, mia madre annuiva, e la volta dopo ricominciava tutto uguale.

La decisione di mia madre

Mia madre allora aveva venticinque anni. Meno di quelli che ho io adesso.

Ha guardato quella situazione e ha deciso una cosa che, detta ad alta voce, suonava assurda: lasciare la Russia e portarmi in Italia. Non per una vacanza. Per sempre.

Le hanno detto tutti la stessa frase. Non una persona: tutte.

«Ma dove vuoi andare? Sei matta? Lasci tutto?»

Non aveva per nulla un piano perfetto. Aveva una lingua che non parlava minimamente, un paese che non conosceva, una figlia di sei anni per mano e una sola certezza: restare non era più un'opzione.

Ci penso spesso, a quella scena. Perché quando oggi qualcuno mi dice che non è il momento giusto, che è troppo rischioso, che magari l'anno prossimo, io ho in testa una donna di venticinque anni che non aveva niente di tutto quello che servirebbe per partire, ed è partita lo stesso.

Alghero

Siamo finite ad Alghero, in Sardegna. Ci sono rimasta fino a trent'anni.

Ventiquattro anni nello stesso posto. Il mare, le persone che conoscevo da sempre, i punti di riferimento tutti al loro posto. Una vita normale, e per lunghi tratti anche una bella vita.

Ed è esattamente questo il punto che ho capito tardi. Non me ne sono andata perché stavo male. Me ne sono andata perché stavo abbastanza bene da poter restare lì per sempre senza nemmeno accorgermene. Le gabbie scomode le riconosci. Il problema sono quelle comode. La comfort zone.

Dubai

A trent'anni ho lasciato l'Italia e sono partita per Dubai.

E qui viene la parte che ancora mi fa sorridere: mi hanno detto le stesse identiche cose che avevano detto a mia madre venticinque anni prima. Stesse parole, altre possibilità, altra generazione, altro continente.

Due donne, due generazioni, la stessa identica decisione presa nello stesso identico modo: senza garanzie, con tutti contro, e con la sensazione precisa che restare costasse più che andare.

Cosa faccio oggi

I social sono diventati il mio lavoro. Non da un giorno all'altro e non per fortuna, ma sbagliando ripetutamente e ripartendo con disciplina.

Oggi la mia attività è insegnare ad altre donne a fare la stessa cosa. Percorsi, masterclass, una community. Persone che partono da zero e persone che magari qualcosa lo stanno già facendo, ma vanno a caso.

Non prometto a nessuna di diventare come me, e soprattutto non credo che i numeri di un profilo siano un obiettivo di vita. Sono una prova, non una meta.

La cosa che insegno davvero è un'altra, ed è la stessa che ho imparato guardando mia madre fare le valigie: la capacità di prendere in mano la propria situazione e cambiarla, quando tutti intorno cercano di spiegarti perché non si può.

Anastasiya 🤍

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